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SVIZZERA

· Il Bernina e il valore del tempo ·

IL NOSTRO ITINERARIO SUL
TRENINO ROSSO DEL BERNINA

DAY1 - Milano | Tirano
DAY2 - Alp Grüm | St. Moritz
DAY3 - St. Moritz 
DAY4 - St. Moritz
 | Morteratsch
DAY5 -
Morteratsch

DAY6 - Morteratsch | Ospizio Bernina

Un treno rosso, le Alpi e oltre 1.800 metri di dislivello.

Da Tirano, a 429 metri di quota, siamo saliti verso Alp Grüm attraverso vigneti, vallate e versanti sempre più ripidi, fino ai 2.091 metri sulla Val Poschiavo. Abbiamo attraversato la neve sul Bernina, raggiunto St. Moritz e il suo lago, camminato fino al
ghiacciaio di Morteratsch e infine raggiunto i 2.253
metri dell’Ospizio Bernina, il punto più alto della ferrovia.

Un viaggio in cui il treno non è soltanto il mezzo con cui attraversare le Alpi, ma l’esperienza stessa del viaggio. Dalla valle all’alta quota.

Sul Bernina il tempo del treno diventa tempo condiviso, la montagna qualcosa da osservare insieme dal finestrino,
ogni fermata una nuova avventura.
Una curva dopo l’altra.

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Quell’antico mezzo che è il treno.

«Il treno Frecciarossa 8806 di Trenitalia è in arrivo al binario 3. Allontanarsi dalla linea gialla.» Inizia così, in una fredda mattina parmigiana, il nostro viaggio verso la Svizzera. Destinazione? Il treno rosso del Bernina.
 

La stazione è forse il luogo che più avvicina l’idea stessa del partire. Gente che viene, gente che va. C’è qualcosa di diverso rispetto a un aeroporto: quando si arriva in uno scalo internazionale, si potrebbe essere in qualsiasi paese del mondo. La stazione, invece, appartiene alla città e spesso ne restituisce un’immagine. Il treno, ancora capace di dare al viaggiatore il tempo necessario per avvicinarsi alla propria destinazione.
 

Saliamo sul Frecciarossa, raggiungiamo Milano per la coincidenza che nel pomeriggio ci porterà a Tirano. Questo viaggio è stato un regalo dei nonni nato da una passione che in famiglia esiste da tempo. Nostro figlio passa interi pomeriggi a giocare con il nonno, modellista ferroviario. Fa sorridere pensare alle mattinate trascorse alla stazione di Parma ad aspettare i treni: salivamo da una porta, attraversavamo il treno e scendevamo dall’altra, soltanto per vedere com’era fatto dentro. Arriviamo a Tirano nel pomeriggio in un appartamento che confina proprio con i binari della ferrovia. Il primo incontro con il Bernina non si è fatto attendere. «Papàààà, il treno rosso!»
 

Il proprietario di casa sorride. Poi si avvicina a mio padre, scopre la comune passione per il modellismo ferroviario e, dopo pochi minuti, indica la sua macchina: «Vi porto a casa di mio fratello, vi divertirete». Raggiungiamo una sorta di olimpo del modellismo ferroviario. Una collezione di plastici ferroviari in diverse scale, fino ad arrivare a una pista ancora in costruzione tra i vigneti della famiglia, dove alcune locomotive sono abbastanza grandi da poter trasportare dei bambini. Trascorriamo il pomeriggio tra plastici e riproduzioni delle stazioni che avremmo incontrato nei giorni successivi. Un gesto di ospitalità inaspettato che ha aggiunto al viaggio quella spontaneità, quell’umanità che è sempre un piacere incontrare. Concludiamo la giornata con una passeggiata a Tirano pensando al domani e al leggendario treno rosso del Bernina.

Paesaggio visto dal finestrino del treno durante il viaggio verso il Bernina
Famiglia prima di salire sul Frecciarossa alla stazione di Parma, in partenza verso il Bernina
Famiglia in corsa alla stazione per non perdere il treno
Plastico ferroviario del Bernina con riproduzione della ferrovia e delle stazioni alpine

Ferrovia Retica ♥ Hakone Tozan Railway

Quando la linea del Bernina venne progettata, all’inizio del Novecento, non esisteva ancora l’idea di un “viaggio panoramico”. C’era soprattutto la necessità di collegare Tirano e l’Engadina attraverso le Alpi, superando un dislivello di oltre 1.800 metri. La scelta tecnica che avrebbe caratterizzato la linea fu quella di rinunciare alla cremagliera: il treno avrebbe affrontato la montagna affidandosi esclusivamente all’aderenza delle ruote sui binari. Curve, pendenze e sviluppo della linea servivano a distribuire progressivamente il dislivello, fino a raggiungere i 2.253 metri dell’Ospizio Bernina: la montagna non venne affrontata frontalmente, ma superata distribuendo il dislivello lungo l’intero tracciato.

Non è un caso che il Bernina abbia un legame così stretto con la Hakone Tozan Railway, in Giappone. Nel 1912 un ingegnere giapponese studiò la linea del Bernina come modello per una ferrovia destinata ad affrontare il difficile territorio montano di Hakone. La partnership ufficiale tra le due ferrovie arrivò solo nel 1979 ma da allora è stata alimentata negli anni da scambi tecnici, visite reciproche e iniziative comuni. Ad Alp Grüm, sulla facciata della struttura una targa in legno recita:

アルプ・グリューム
Alp Grüm
姉妹鉄道提携 5周年記念
Commemorazione del 5º anniversario delle ferrovie sorelle
1984年6月 寄贈 箱根登山鉄道株式会社
Giugno 1984 - donata dalla Hakone Tozan Railway Co., Ltd.

Prima ancora di diventare un viaggio conosciuto in tutto il mondo, quella del Bernina era una ferrovia costruita per collegare territori alpini. Il paesaggio che oggi attraversiamo è la conseguenza di quella necessità, non il motivo per cui la linea venne costruita. La Ferrovia Retica e la Hakone Tozan Railway sono nate in due contesti lontani, in culture tecniche diverse unite da una stessa scelta di fondo: attraversare la montagna nel rispetto della sua morfologia.

Mamma affacciata dal finestrino del treno del Bernina durante il viaggio sulle Alpi
Paesaggio alpino visto dal finestrino del Bernina durante il viaggio verso St. Moritz
Treno del Bernina in corsa sulla linea ferroviaria tra le montagne innevate

La bufera in bianco di Alp Grüm.

Il Bernina si presenta puntuale. Gli orologi son già svizzeri e partiamo in direzione Alp Grüm. Nostro figlio è emozionato, come non esserlo: da mesi aspettiamo questo momento. Il cielo in Svizzera chiama neve e noi rispondiamo, pronti a vedere il paesaggio cambiare salendo d’altitudine. Dai 429 metri di Tirano il treno comincia lentamente a guadagnare quota. In poco più di un’ora arriveremo a 2.091 metri di Alp Grüm. Il treno attraversa l’abitato e passa accanto alle strade, ancora parte della vita quotidiana della valle. Avviciniamo Brusio e la salita comincia a farsi più evidente. Il tracciato si piega sempre più spesso seguendo il versante, fino a disegnare il grande giro del viadotto elicoidale. Il Bernina compie un giro completo su sé stesso e, senza cremagliera, guadagna quota continuando a seguire la montagna. È difficile non guardare fuori dal finestrino. A ogni curva, la valle cambia prospettiva e la stessa ferrovia che pochi istanti prima correva accanto alle case ora prende quota sul fianco della montagna. La neve che aspettavamo comincia a comparire nel paesaggio. Prima ai margini, poi sempre più fitta in una bianca danza di fiocchi.

 

Il Bernina è spesso raccontato come un’eccezione: una ferrovia spettacolare, un’opera da cartolina, un’icona alpina. La sua particolarità, però, sta nella sua normalità, nel suo mettere ogni giorno in comunicazione le valli, collegando scuole, uffici, servizi. Pendolari, studenti, anziani e viaggiatori salgono sugli stessi treni, su quella stessa linea che per alcuni è esperienza di viaggio e per altri parte del quotidiano. IIl riconoscimento UNESCO, arrivato nel 2008 insieme alla linea dell’Albula, non ha trasformato la ferrovia in un monumento né congelato il tracciato in una dimensione museale. Il valore riconosciuto riguarda proprio l’equilibrio tra infrastruttura, paesaggio e funzione: quando la neve riduce il paesaggio a pochi elementi distinguibili, la ferrovia diventa una linea di continuità essenziale. Il Bernina non è un ricordo ferroviario delle Alpi, ma una linea che ha saputo adattarsi al territorio senza snaturarlo, svolgendo ancora il ruolo per cui è stata costruita.

Salendo in quota, i boschi si diradano e lasciano spazio ai pascoli e alle rocce innevate. In poco più di un’ora, Alp Grüm compare lungo la linea. La neve è fitta e, arrivati a 2.091 metri, è difficile immaginare il paesaggio che normalmente si apre davanti alla stazione. È la montagna nelle giornate in cui ci si ritrova ricoperti di neve  nel giro di pochi minuti, quelle in cui quel che vien meglio è rilassarsi davanti a un focolare e aspettare tempi migliori. Il nostro cane corre tra la neve, un punto nero in un bianco quasi assoluto.

 

La stazione di Alp Grüm si affaccia direttamente sulla Val Poschiavo e sul ghiacciaio del Palü: non ci sono strutture, un centro abitato, nulla. Tutto ruota attorno alla stazione e ai sentieri circostanti. Dalla vista sulla valle il dislivello accumulato diventa evidente, così come la salita appena affrontata. È un punto privilegiato per comprendere lo stretto rapporto tra ferrovia e territorio. Dopo qualche ora, un timido sole riesce finalmente a farsi spazio tra le nuvole e a filtrare attraverso le grandi vetrate del casolare della stazione. Dal piazzale parte un breve sentiero panoramico, ben segnalato, che si sviluppa lungo il versante senza particolari difficoltà. Sale leggermente sopra la stazione e poi prosegue in quota: in circa trenta o quaranta minuti di cammino conduce a una serie di affacci naturali da cui si può seguire dall’alto l’andamento della linea ferroviaria e riconoscere la sequenza di curve appena percorse dal treno. Sul versante opposto, lo sguardo intercetta il ghiacciaio del Palü e più in basso la Val Poschiavo nel suo insieme.

 

È tempo di entrare nella seconda parte della linea: la salita è ormai compiuta e il paesaggio è cambiato. Prossima fermata? St. Moritz.

Targa della fratellanza tra Ferrovia Retica e Hakone Tozan Railway ad Alp Grüm
Famiglia sotto la neve ad Alp Grüm lungo la linea del Bernina
Cane nero che corre sulla neve lungo il Bernina
Lago di Palü innevato visto dal finestrino del treno del Bernina
Papà e figlio all’arrivo del treno del Bernina alla stazione di St. Moritz
Locandina vintage della corsa dei cavalli sulla neve a St. Moritz
Binocolo panoramico sul lago di St. Moritz in inverno

Quota, esposizione e clima.

Il Lago di Palü accompagna per un tratto il viaggio verso St. Moritz. Nei mesi più freddi il bacino è in gran parte ghiacciato e il paesaggio ridotto a linee, neve, pendii. La massa glaciale del Palü è osservabile direttamente dalla linea ferroviaria e la sua presenza rende evidenti le trasformazioni in atto nelle Alpi.

In un paesaggio monocromatico, le stazioni intermedie e le infrastrutture ferroviarie emergono come punti di riferimento essenziali nella neve. Lo sguardo segue il versante, ne legge le variazioni e accompagna il cambiamento del paesaggio. Un viaggio che rende evidente ciò che normalmente passa inosservato, consentendo di leggere le Alpi come una sezione continua e di percepire elementi che normalmente restano astratti.
Quota, esposizione e clima.

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Neve e Perrier-Jouët.

St. Moritz. L’iconica e impellicciata capitale del glamour di montagna, passerella di una moda che rende indistinguibili gli uni dagli altri. Si arriva dal Bernina, affascinati da piccoli paesi e stazioni, in una montagna che ha deciso di straniarsi, vendersi alla mercé del lusso.

In inverno, uscendo dalla stazione, il lago di St. Moritz appare come una grande distesa di neve e ghiaccio. La superficie diventa palcoscenico d’eventi e vetrina di manifestazioni sportive. Dal lago è naturale risalire verso il centro, seguendo le strade che collegano la stazione alle zone più frequentate. La dimensione urbana cambia: vetrine, alberghi e grandi nomi della moda dettano ritmo e regole nella grammatica sociale del lusso. Nei nostri giorni a St. Moritz, a far da protagonista è stato lo Snow Polo World Cup St. Moritz. L’unico torneo di polo giocato sulla neve, a oltre 1.800 metri di quota. Le migliori squadre del circuito, cavalli selezionati e un campo innevato al posto dell’erba. Le regole restano quelle del polo classico, ma la superficie cambia completamente il gioco: la neve rallenta la palla e richiede precisione, controllo e grande intesa tra cavallo e cavaliere.

Nata negli anni Ottanta, la Snow Polo è diventata parte dell’identità invernale di St. Moritz. Tre giorni di partite brevi e veloci, seguite da un pubblico internazionale. La palla è più grande e colorata per restare visibile sulla neve e i cavalli utilizzano ferri speciali con chiodi per garantire l’aderenza sul ghiaccio del lago. Uno sport che parla la lingua della montagna costruita intorno a St. Moritz. Neve e competizione. Mondanità e ostentazione.

Riprendiamo il Bernina per tornare all’essenziale. Prossima fermata, Morteratsch.

Una linea di luce.

Uscendo da St. Moritz, il treno si allontana dal centro abitato tornando a misurarsi con il paesaggio che attraversa. Il sole tramonta e il Bernina si muove orientandosi tra le montagne. Il profumo dei boschi, il rumore delle rotaie. È un momento che simbolicamente chiude la prima parte del nostro viaggio tra le montagne svizzere: abbiamo attraversato valli, superato passi, incontrato la montagna osservandola dal finestrino del Bernina. Avvicinandosi a Morteratsch, lo spazio inizia a chiudersi. I versanti si avvicinano, la valle si restringe e la massa glaciale diventa protagonista, annunciandosi attraverso luce e temperatura. Scendiamo dal Bernina e in pochi passi raggiungiamo l’Hotel Morteratsch, il nostro rifugio per i prossimi giorni. Dalla finestra della camera osserviamo il passaggio incessante del Bernina: nel buio, illuminato dai fanali, il treno attraversa la valle come una sottile linea di luce, scomparendo poco dopo tra le montagne. Siamo avvolti dalle montagne.
 

Morteratsch, 25.01.2026
«Oggi è stata una di quelle giornate che lasciano la consapevolezza di quanto sia prezioso il poter scegliere di partire.
Viaggiare per scelta è un privilegio: ricordarsi di chi sale su un treno per scappare da una guerra, di chi parte per sostenere la propria famiglia, di chi cerca un domani che faccia un po’ meno paura. È un esercizio di consapevolezza duro ma necessario.»
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Cane che corre sulla neve lungo i sentieri di Morteratsch
Mattia Melegari affacciato dal finestrino del treno del Bernina in viaggio tra le Alpi
alberi ghiacciaio morteratsch

Cronologia di un ghiacciaio.

La sera erano i binari del Bernina a dare una direzione allo sguardo.
Al mattino prendono forma i profili delle montagne, il bosco e le prime impronte sulla neve di qualche animale già impegnato nel suo da fare.
Questa mattina raggiungeremo il ghiacciaio. L’Hotel Morteratsch è il nostro campo base per la giornata e dalla stazione ci incamminiamo lungo il sentiero che conduce verso la fronte glaciale. Abbiamo con noi uno slittino: nostro figlio ne è estasiato, io ho già i baffi con la brina.

 

Morteratsch si colloca all’inizio di un sistema glaciologico complesso, dove il paesaggio si presenta per quello che è: un ambiente in trasformazione, regolato da processi lenti e misurabili. Il ghiacciaio del Morteratsch è uno dei più studiati delle Alpi svizzere. Le prime misurazioni sistematiche risalgono alla metà del XIX secolo e documentano un arretramento continuo, con brevi fasi di stabilizzazione. Oggi la fronte glaciale si trova a una distanza significativa rispetto alle posizioni storiche, segnalate lungo il sentiero da indicatori cronologici. Un percorso che attraversa successioni di soglie temporali prima ancora che spaziali e che, passo dopo passo, mi ha dato l’occasione di parlare con mio figlio di come il cambiamento climatico stia modificando il paesaggio che avevamo davanti. Il sentiero diviene strumento di lettura e il cammino verso il ghiacciaio del Morteratsch cambia definitivamente la percezione del luogo. Superfici che un tempo erano occupate dal ghiaccio, oggi raccontano un vuoto, un cambiamento, un paesaggio modificato dall’azione umana. Il ghiacciaio, quando appare, non è un punto di arrivo, ma l’evidenza di ciò che è stato perso. Una consapevolezza difficile da ignorare.

Il percorso verso il ghiacciaio, tra andata e ritorno, impegna per circa un paio d’ore. Il resto della giornata lo trascorriamo approfittando del sole per riposarci e giocare nella neve. A Morteratsch ci sono diversi sentieri che si diramano nella valle, ma per oggi basta la montagna davanti agli occhi, il sole sulla neve e nostro figlio che trova ancora energie per correre con il suo cane.

Al risveglio, il Bernina torna a essere il filo conduttore della giornata. Dopo giorni trascorsi a salire e scendere, ad aspettarlo nelle stazioni e a guardarlo passare dalla finestra, nostro figlio lo vive ormai come uno spazio familiare, quasi quotidiano. Viaggiare in treno con un bambino concede il giusto tempo per condividere quel che si apre oltre il finestrino. Le stazioni, i binari, i rumori, i tempi di attesa sono parte del viaggio. La prossima sarà l’ultima fermata prima di riprendere la rotta di casa. Quale, se non Ospizio Bernina?

Mamma e figlio sullo slittino lungo il sentiero verso il ghiacciaio di Morteratsch
Famiglia al ghiacciaio di Morteratsch in inverno
Bambino sullo slittino lungo il sentiero verso il ghiacciaio di Morteratsch
Locandina vintage dedicata al ghiacciaio di Morteratsch

I 2.253 dell’Ospizio Bernina.

Scendiamo in un ambiente aperto. Vento, neve e gelo sono le condizioni ordinarie con cui la ferrovia deve confrontarsi. L’Ospizio Bernina nasce e si definisce nei suoi 2.253 metri, il punto più alto raggiunto dalla linea ferroviaria.

L’Ospizio Bernina venne inaugurato nel 1910 dalla Ferrovia Retica per presidiare il tracciato e garantire il funzionamento della ferrovia nell’alta montagna. Al passaggio, i treni rallentano prima di affrontare la discesa verso Poschiavo o l’altopiano dell’Engadina, quasi in un gesto di riconoscenza verso l’Ospizio e verso chi, da oltre un secolo, ne custodisce la presenza sulla montagna.

A pochi metri dalla ferrovia si apre il Lago Bianco, lungo lo spartiacque che separa il bacino del Danubio da quello del Po. Dalla stazione iniziano diversi percorsi che seguono l’altopiano intorno al Lago Bianco e al Lago Nero, raggiungendo l’area del Lej Minor e del Piz Lagalb. In estate sono percorsi frequentati dagli escursionisti, durante l’inverno la neve rende necessarie ciaspole e sci. 
La ferrovia resta il riferimento costante. I sentieri la incrociano, la seguono per alcuni tratti e consentono di osservare dall’esterno la linea appena percorsa. Dopo aver attraversato la montagna in treno, l’Ospizio Bernina è il punto in cui quella stessa montagna può essere capita.

treno rosso del bernina all'ospizio bernina
Bambino che gioca nella neve all’Ospizio Bernina
Mattia Melegari e la mamma all’Ospizio Bernina, a 2.253 metri di quota
Mattia Melegari e il cane lungo un sentiero dall’Ospizio Bernina

PERCHÉ VIAGGIARE SUL BERNINA CON BAMBINI?

Scopri perché partire in famiglia

TRENINO ROSSO O BERNINA EXPRESS?

Due treni, la stessa ferrovia

Il Trenino Rosso percorre ogni giorno la linea del Bernina. Il Bernina Express nasce per il turismo, con carrozze panoramiche e un servizio dedicato.

Noi abbiamo scelto il Trenino Rosso: scendere, fermarsi e ripartire con il treno successivo lascia al viaggio la libertà dell'esperienza ferroviaria.

I BIGLIETTI
DEL BERNINA

Prezzi e prenotazioni

Acquistare i biglietti sul sito della Ferrovia retica è semplice. Consigliamo di prenotare il posto a sedere e, se possibile, di evitare i periodi di maggiore affluenza per non togliere spazio all’esperienza della montagna. E quando partire? Inverno ed estate sono due esperienze completamente diverse: la neve d’inverno, il sole e i sentieri d’estate.

Biglietti e prenotazioni del Bernina

IL PERCORSO DEL TRENINO ROSSO

Da Tirano a St. Moritz

Da Tirano a St. Moritz, il Trenino Rosso sale dalla Val Poschiavo fino all’Ospizio Bernina, attraversando vallate,
ghiacciai e alta montagna.
Ma il vero viaggio è il tempo che il treno restituisce: ore da trascorrere insieme, osservando il paesaggio dal finestrino, parlando, giocando e facendo del tempo sul treno parte dell’esperienza.

Un modo diverso di viaggiare.

LE MIGLIORI FERMATE DEL BERNINA

Dove scendere lungo il percorso

Alp Grüm per affacciarsi sulla Val Poschiavo, Morteratsch per camminare verso il ghiacciaio, Ospizio Bernina per raggiungere il punto più alto della linea e St. Moritz per chiudere il viaggio sulle rive del lago. Il Bernina cambia prospettiva a ogni sosta: lasciate che sia la ferrovia a dettare il ritmo del viaggio.

Il tempo. Quello trascorso sul treno, quello che abbiamo avuto per osservare, aspettare, parlare e stare insieme.

Il Bernina ci ha portati attraverso un territorio. Lo abbiamo seguito, osservato dal finestrino, percorso a piedi e in parte compreso.
Forse è questo che rende ancora così attuale un antico mezzo come il treno: restituisce il tempo al viaggio.

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Per ora la nostra guida si ferma qui, ma il nostro viaggio in famiglia continua.

Un viaggio capace di rafforzare i legami e diventare parte del percorso di crescita familiare.
Con la mia consulenza accompagno le famiglie nella creazione di itinerari pensati non solo per vedere il mondo, ma per attraversarlo insieme, con un’attenzione speciale ai bisogni educativi ed emotivi dei propri figli.

 

Vuoi che ogni viaggio diventi un’occasione di crescita e connessione familiare?
Scopri come il progetto Genitorialità di Viaggio può trasformare le tue esperienze in momenti
di cura e scoperta condivisa.

Paesaggio alpino visto dal finestrino del treno del Bernina
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