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IRLANDA & IRLANDA DEL NORD

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· ...ai folletti che corron sulle tue strade! ·

IL NOSTRO ITINERARIO IN IRLANDA &
IRLANDA DEL NORD

DAY 1 – Carlingford Oyster Company | Tollymore Forest Park

DAY 2 – Belfast & Titanic Belfast Museum | The Glens of Antrim | Fair Head

DAY 3 – Carrick-a-Rede | Kinbane Castle | Horse Riding (Sheans Horse Farm) | The Dark Hedges

DAY 4 – Giant’s Causeway | Dunluce Castle | Old Bushmills Distillery | Mussenden Temple | Portstewart Strand

DAY 5 – Glenveagh National Park | Assaranca Waterfall | Maghera Caves & Beach | Ardara

DAY 6 – Wild Atlantic Way | Sliabh Liag Viewing Platform | Largy Secret Waterfall | Cuilcagh Boardwalk Trail

Quello in Irlanda è un viaggio per chi ama muoversi in completa libertà, tra distese verdi e scogliere affacciate sull’Atlantico, con il volto sferzato dal vento. Accanto alla natura emerge una storia antica, fatta di religione e conflitti. È un paese in cui il paesaggio e la dimensione umana restano strettamente legati, e dove anche una serata in un pub racconta il carattere del luogo. La bellezza della natura, il ricco patrimonio culturale e il calore della gente incantano chi decide di intraprendere

un viaggio per le brughiere dell’Irlanda.

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«… Addio, addio e un bicchiere levato
Al cielo d'Irlanda e alle nuvole gonfie
Un nodo alla gola ed un ultimo sguardo
Alla vecchia Anna Liffey e alle strade del porto
Un sorso di birra per le verdi brughiere
E un altro ai mocciosi coperti di fango
E un brindisi anche agli gnomi e alle fate
Ai folletti che corrono sulle tue strade...»


Modena City Ramblers, In un giorno di pioggia

"

Fáilte go hÉireann · Welcome to Ireland

In una nebbiosa mattina di fine anni Sessanta, Peter Louët Feisser entrò a Carlingford Lough su una piccola barca di legno costruita con le proprie mani. Con lui c’erano la moglie Anna e due galline, poche cose essenziali e l’idea di una vita diversa. Col passare dei giorni, il Lough, con le sue acque fredde e mobili, lo colpì non solo per la bellezza del paesaggio, ma per il modo in cui il lavoro umano prendeva forma all’interno di questo tratto d’Irlanda.

Nel 1974, dopo aver ascoltato un documentario della BBC su Radio 4, Peter iniziò a coltivare ostriche. All’inizio era un’attività sperimentale, fatta di osservazione e tentativi. Nei primi anni Ottanta, ogni mattina di bassa marea lo vedeva nell’allevamento, a controllare le gabbie, a studiare le correnti, a perfezionare tecniche che richiedevano precisione e pazienza. Anni di studio e di pratica portarono alla nascita della Premium Louët-Feisser, oggi considerata una delle migliori ostriche al mondo. Ogni ostrica viene selezionata a mano e cresce seguendo il ritmo naturale di Carlingford Lough. Le correnti modellano lentamente il guscio, che assume una forma a goccia, compatta e resistente, con uno smalto bianco perla. Servono circa tre anni prima della raccolta, seguiti da altri tre giorni nelle vasche di purificazione, un passaggio fondamentale per garantire qualità e sicurezza. Peter amava ricordare come la storia delle ostriche in Europa debba molto ai Romani, veri pionieri dell’allevamento. Una tradizione antica che, nel caso di Carlingford, resta profondamente legata alla natura. Ogni ostrica filtra in media 55 litri d’acqua al giorno, ed è questo processo continuo a determinare il sapore finale. Le maree garantiscono un costante apporto di nutrienti, mentre l’acqua dolce che scende dai versanti montuosi a nord del Lough contribuisce a creare un equilibrio unico. Il risultato è un’ostrica dal gusto riconoscibile: dolce, con una nota leggermente nocciolata, seguita da un finale tannico e persistente. Un sapore che racconta il luogo in cui è cresciuta e il lavoro paziente di chi ha imparato a rispettarne i tempi. Quando le maree si ritirano a Carlingford Lough, restano le gabbie, le acque basse e il lavoro iniziato da Peter Louët Feisser, ormai parte del paesaggio Irlandese...

Bambino seduto davanti a una tipica porta azzurra irlandese mentre saluta, dettaglio urbano durante un viaggio in Irlanda.
Mattia Melegari con il figlio sulle spalle davanti all’ingresso della Carlingford Oyster Company, tappa gastronomica di un viaggio in Irlanda in famiglia.
Basse mura in pietra e torre storica all’interno del Tollymore Forest Park, area naturale dell’Irlanda del Nord.
Fotografia storica del cantiere navale di Belfast, testimonianza dell’eredità industriale e marittima della città.
Mamma e figlio davanti a una tipica porta rossa irlandese, dettaglio urbano caratteristico delle città in Irlanda.
Mamma che cammina lungo il trekking costiero da Murlough Bay a Fair Head, con l’oceano da un lato e la brughiera dall’altro, Irlanda del Nord.
Veduta dall’alto della strada costiera della Glens of Antrim, con il percorso che si snoda tra colline e mare.

England is Ireland’s enemy!

Dinamica e in continuo rinnovamento, con una scena culturale tra le più giovani e attive dell’isola, Belfast è una capitale che sorprende. Stretta tra il mare e le colline, attraversata dal fiume Lagan, si esplora facilmente a piedi, muovendosi tra edifici in stile vittoriano che raccontano il passato industriale della città. La Belfast di oggi, aperta e inclusiva, è il risultato di una trasformazione recente. Per decenni, infatti, la città è stata segnata da scontri, violenza e divisioni profonde. È difficile immaginare l’attuale vivacità urbana come scenario di barricate e conflitti, eppure la storia recente dell’Irlanda del Nord passa anche da queste strade. Il periodo noto come The Troubles durò quasi trent’anni e causò circa 3.000 vittime, lasciando tracce ancora leggibili nel tessuto urbano e nella memoria collettiva. Questa capacità di Belfast di rileggere il proprio passato senza rimuoverlo emerge con chiarezza anche nell’area dei vecchi cantieri navali, oggi riconvertita in uno dei poli culturali più significativi della città. 

 

Il Titanic Belfast non è un museo tradizionale, ma un grande centro espositivo costruito esattamente sul sito dove il transatlantico venne progettato e realizzato. Il percorso è pensato come una narrazione immersiva, accessibile anche ai bambini, che alterna installazioni multimediali, oggetti originali e ricostruzioni. Una delle sezioni più coinvolgenti per le famiglie è la Shipyard Ride: veicoli sospesi accompagnano i visitatori attraverso le fasi di costruzione della nave, tra rumori di cantiere, operai al lavoro e strutture in acciaio. Un modo efficace e non didascalico per far comprendere ai più piccoli la scala del progetto e il contesto industriale dell’epoca.

 

La storia del Titanic iniziò nel 1907, quando venne decisa la realizzazione di tre grandi navi gemelle: Olympic, Titanic e Gigantic. I lavori partirono alla fine del 1908 nel più grande cantiere navale di Belfast, allora uno dei centri industriali più avanzati d’Europa. Le navi non furono concepite solo per i passeggeri più facoltosi, ma per controllare i flussi migratori verso l’America. Prima e seconda classe svolgevano anche una funzione di facciata: il vero cuore economico del progetto erano gli emigranti della terza classe. Nel maggio 1911 il Titanic venne varato e completato dieci mesi dopo, in tempi eccezionalmente rapidi per l’epoca. Salpò da Southampton l’11 aprile 1912, con scalo a Cherbourg e poi a Cobh, in Irlanda, prima di affrontare l’Atlantico. A bordo viaggiavano molti emigranti irlandesi, soprattutto in terza classe, diretti verso una nuova vita. La nave lasciò l’Europa senza aver effettuato adeguate prove in mare, spinta dalla fretta degli armatori di battere la concorrenza. Dopo alcuni giorni di navigazione regolare, la sera del 14 aprile 1912 la stazione radio ricevette diverse segnalazioni sulla presenza di iceberg lungo la rotta e alle 23:40 le vedette avvistarono un grande iceberg di prora. L’ordine di inversione arrivò troppo tardi: a circa 22 nodi e con l’ostacolo a meno di cinquecento metri, l’impatto fu inevitabile. Il ghiaccio squarciò lo scafo per circa novanta metri su una lunghezza complessiva di 270.

 

Visitare Belfast in famiglia permette di avvicinarsi a una storia complessa senza semplificarla, trovando però un linguaggio che possa essere condiviso anche con i più piccoli. Il Titanic Belfast riesce in questo equilibrio: racconta una delle storie più note del Novecento partendo da un luogo reale, riuscendo a coinvolgere adulti e bambini lungo lo stesso percorso. Un passaggio che aiuta a leggere la città per quello che è oggi, senza separarla da ciò che è stata.

Scogliere e vento lungo la costa dell’Antrim.

Lasciata Belfast alle spalle, la strada segue una costa più aspra, dove mare e scogliere guidano il paesaggio. Una delle passeggiate più suggestive di quest’area è quella che collega Murlough Bay a Fair Head. La baia colpisce per il contrasto netto tra le colline verdi e il blu profondo del mare. Camminando, le distese di fiori di campo lasciano spazio alle scogliere, che emergono improvvise e compatte, modellate da secoli di vento e pioggia. Lo sguardo si allarga verso nord, fino a raggiungere le coste della Scozia: il Mull of Kintyre, Islay e le Paps of Jura diventano visibili nelle giornate più limpide. Sono terre battute dal vento, contese fin dal Seicento dal clan scozzese dei MacDonnell, e ancora oggi segnate da una forza naturale facile da percepire. Un panorama che difficilmente lascia indifferenti, soprattutto quando luce e aria rendono colori e profumi particolarmente nitidi. Fair Head fa da sfondo alla scena: il promontorio che precipita nel mare sul lato sinistro della baia. Le pareti, lunghe circa cinque chilometri e alte oltre cento metri presentano una struttura che ricorda canne d’organo. Il percorso richiede circa quarantacinque minuti ed è consigliabile affrontarlo con scarponi e abbigliamento impermeabile, pronti a improvvisi acquazzoni irlandesi. Le passeggiate partono entrambe dal parcheggio segnalato e seguono due itinerari distinti: la Blue Route – Bealach Runda Walk (4,2 km) e la Red Route – Lough Dubh Walk (2,4 km).

Nonostante l’asprezza del paesaggio, il percorso resta accessibile anche con bambini abituati a camminare. Lungo la brughiera, le pecore al pascolo attraversano spesso il cammino, diventando parte naturale dell’esperienza. È una passeggiata ideale per iniziare a conoscere l’Irlanda del Nord e un buon punto di partenza per prendere confidenza con i suoi paesaggi costieri.

Carrick-a-Rede: un ponte tra passato e presente.

Sospeso a quasi trenta metri sopra l’oceano, il ponte di corda di Carrick-a-Rede venne realizzato per la prima volta oltre due secoli fa dai pescatori di salmone per raggiungere l’isolotto omonimo, dove le correnti convogliavano i banchi di pesce durante la migrazione. La storia del ponte risale al 1755, in un periodo in cui queste acque erano particolarmente ricche dal punto di vista ittico. Il salmone passava a ridosso delle scogliere e i pescatori erano costretti a muoversi tra rocce affilate e onde imprevedibili per intercettarne il passaggio. La pesca rappresentava una delle attività economiche più importanti della zona: oltre ottanta uomini lavoravano lungo questa costa e, nei giorni migliori, si arrivava a catturare fino a trecento salmoni al giorno. Il primo ponte, costruito in legno e corde, permetteva di lavorare con maggiore continuità, riducendo i rischi legati al mare aperto. Oggi la pesca al salmone a Carrick-a-Rede non esiste più. La pressione della pesca intensiva e l’inquinamento dei fiumi hanno portato a un drastico calo della specie e l’ultimo salmone venne catturato nel 2002. Il ponte, lungo circa venti metri, resta ancorato alle scogliere come testimonianza concreta di quel passato, oscillando ancora sotto il vento che arriva dall’Atlantico.

 

Attraversarlo significa fare i conti con il movimento delle assi, il rumore delle corde tese e l’aria che risale dal mare. Lo sguardo, una volta raggiunta l’isola, si spinge fino a Rathlin Island e nelle giornate più limpide alle coste scozzesi. Si attraversa, come tutto il resto della costa, accettando vento, acqua e una natura ridotta all’essenza.

Mattia Melegari con il figlio nel marsupio lungo il percorso verso il ponte di Carrick-a-Rede, sospeso tra oceano e scogliera nel nord dell’Irlanda.
Selfie di famiglia sul ponte di Carrick-a-Rede, uno dei passaggi più iconici della costa irlandese.
Pecore al pascolo nella brughiera verde dell’Irlanda del Nord, paesaggio rurale tipico lungo un itinerario di viaggio.
Mamma che attraversa il ponte di Carrick-a-Rede, camminando sospesa sopra l’oceano lungo la costa del nord dell’Irlanda.

La costa delle Glens of Antrim.

Le nove Glens of Antrim si estendono per circa sessanta chilometri lungo una costa frastagliata, dove foreste, torbiere e parchi nascosti si alternano a baie, villaggi costieri, chiese e castelli. Per scoprire l’essenza delle Glens of Antrim bisogna abbandonare la strada principale e imboccare i percorsi secondari, tutti ben segnalati, che seguono da vicino l’andamento del terreno: sono strade strette, fatte di curve, salite e discese. Il tratto compreso tra Cushendun e Torr Head è tra i più significativi: muretti a secco, ginestre, greggi di pecore e scogliere aperte sull’oceano restituiscono un’immagine essenziale della costa nordirlandese. Nelle giornate limpide, oltre il mare, la Scozia appare vicina: appena venti chilometri separano Torr Head dal Mull of Kintyre.

Lungo questa stessa costa, nel 1547, Colla MacDonnell, esponente del potente clan scozzese dei MacDonnell, fece costruire il castello di Kinbane. Oggi ne restano le rovine, adagiate su una stretta penisola rocciosa che si protende nel mare. Il nome deriva dall’irlandese An Cionn Bán, “testa bianca”, ed è un riferimento al colore chiaro della roccia. La posizione, esposta e dominante, racconta da sola la funzione difensiva del sito. Una leggenda locale narra che, durante un’incursione, i difensori accesero un fuoco sulla sommità del promontorio per avvertire i clan alleati, che accorsero da ogni direzione circondando le truppe inglesi nel luogo noto come Leg-na-Sassenach.

In un viaggio con bambini, questo tratto di costa diventa un modo semplice e concreto per avvicinarsi alla storia dell’Irlanda del Nord. Castelli in rovina, promontori esposti e strade che finiscono sul mare aiutano a parlare di clan e conflitti senza staccare il racconto dal paesaggio. Una storia che si attraversa passo dopo passo, seguendo la linea della costa dell’Irlanda del Nord.

Portstewart Strand, una finestra sull’Oceano Atlantico.

Lungo la costa della Contea di Londonderry, poco oltre Castlerock, il Mussenden Temple si affaccia sull’oceano da un promontorio isolato. È un edificio piccolo, che colpisce per la sua sproporzione rispetto allo spazio che lo circonda. Venne costruito nel 1785 come parte della tenuta di Frederick Augustus Hervey, vescovo di Derry e conte di Bristol, e in origine ospitava una biblioteca privata. Con il passare dei secoli l’erosione ha avvicinato l’edificio al bordo della scogliera, rendendo evidente quanto questo luogo viva in un equilibrio fragile tra terra e oceano.

 

Scendendo dal promontorio, la costa si apre improvvisamente su Portstewart Strand. Due miglia di sabbia chiara si distendono tra le dune e il mare, senza costruzioni, senza interruzioni visive. È uno di quei tratti di litorale in cui la scala del paesaggio cambia: dopo le scogliere, tutto diventa orizzontale, ampio, austero. Il National Trust tutela quest’area per il suo valore naturale e la qualità dell’ambiente colpisce immediatamente camminando lungo la riva, tra uccelli migratori e vegetazione costiera. Portstewart Strand è un luogo semplice da vivere. La possibilità di raggiungere la spiaggia in auto permette soste lunghe, pause non programmate, momenti in cui ci si ferma senza “dover fare”. In un viaggio con bambini, spazi così funzionano: il mare, la sabbia, il vento. Dopo rovine e castelli, questa spiaggia restituisce una chiusura naturale al percorso costiero, lasciando che il paesaggio torni protagonista, senza mediazioni.​

Papà con il figlio sulle spalle mentre cammina lungo la riva del mare, con Fair Head sullo sfondo, Irlanda del Nord.
Veduta panoramica della spiaggia di Portstewart Strand osservata dall’area del Tempio di Mussenden, tra dune e oceano.
Mamma con il figlio nel marsupio davanti al Tempio di Mussenden, affacciato sulla costa atlantica irlandese.
Mattia Melegari che cammina sulle colonne basaltiche del Selciato del Gigante, formazione naturale iconica lungo la costa irlandese.
Mamma con il figlio nel marsupio davanti alle colonne di basalto del Selciato del Gigante, durante un viaggio in Irlanda in famiglia.

La leggenda del buon vecchio Fionn.

Il Selciato del Gigante (in irlandese Clochán an Aifir, anticamente Clochán na bhFomhórach) è un affioramento roccioso composto da circa quarantamila colonne basaltiche di origine vulcanica. La geometria regolare delle rocce, così insolita lungo una costa battuta dal mare, ha alimentato per secoli racconti di giganti e battaglie leggendarie. Le colonne hanno per lo più una sezione esagonale, ma non mancano forme a quattro, cinque, sette o otto lati: alcune raggiungono i dodici metri di altezza e, lungo le scogliere, arrivano a elevarsi fino a ventotto metri sopra il livello del mare.

 

La spiegazione scientifica risale a circa sessanta milioni di anni fa, quando le forze tettoniche che separavano il Nord America dall’Europa aprirono una vasta frattura nella crosta terrestre. Da questa fenditura fuoriuscì basalto fuso che, raffreddandosi rapidamente a contatto con aria e acqua, si contrasse e si spezzò in colonne regolari. La fama del Selciato si diffuse in Europa nel 1693, quando Sir Richard Bulkeley presentò una relazione alla Royal Society di Londra. All’epoca non mancavano interpretazioni fantasiose: c’era chi parlava di un’opera scolpita dall’uomo e chi invocava cause misteriose. Solo nel 1771 il geologo francese Nicolas Desmarest attribuì correttamente l’origine del Selciato a un’eruzione vulcanica, ponendo fine alle ipotesi più stravaganti.

 

Accanto alla spiegazione scientifica, continua però a vivere la leggenda più conosciuta, quella del gigante Fionn mac Cumhaill. Secondo il racconto, Fionn avrebbe costruito il selciato per raggiungere la Scozia e affrontare il rivale Angus. Cadde però in un sonno profondo prima di partire e, quando Angus arrivò per cercarlo, fu la moglie Oonagh ad accoglierlo. La moglie coprì Fionn con un drappo e cercò di convincere il rivale che quello fosse il loro bambino. Avendo già sentito parlare dell’enorme stazza del nemico, fu lo stesso Fionn a suggerire tempo prima questo trucco alla moglie. Quando Angus vide la dimensione del “bambino”, pensò che il padre dovesse essere terribilmente gigantesco e fuggì terrorizzato, distruggendo il selciato alle sue spalle per evitare di essere inseguito.

 

In un viaggio con bambini, il Selciato del Gigante offre uno spazio naturale in cui l’esperienza diretta apre al racconto. Le colonne diventano un terreno di gioco per l’immaginazione e la leggenda del gigante offre un modo immediato per parlare di paura, ingegno e forza senza separare il racconto dal paesaggio. È uno di quei luoghi in cui il confine tra realtà e leggenda resta volutamente sottile, e muoversi tra le colonne diventa un’occasione per ascoltare, guardare e condividere con lo stesso stupore...

Mamma a cavallo nella brughiera irlandese durante un’escursione con Sheans Horse Farm, tra spazi aperti e paesaggio rurale.
Mattia Melegari e la famiglia in uno scatto di viaggio con alle spalle il paesaggio aperto dell’ovest irlandese.

E dopo il Selciato del Gigante, il selvaggio Ovest d’Irlanda, l'autentica Ardara e la Wild Atlantic Way…

il nostro viaggio in Irlanda è proseguito tra gattonate sull’infinita spiaggia di Maghera e pinte di Guinness negli affollati pub irlandesi.

 

Per ora la nostra guida si ferma qui, ma il nostro viaggio in famiglia continua.

Un viaggio capace di rafforzare i legami e diventare parte del percorso di crescita familiare.
Con la mia consulenza accompagno le famiglie nella creazione di itinerari pensati non solo per vedere il mondo, ma per attraversarlo insieme, con un’attenzione speciale ai bisogni educativi ed emotivi dei propri figli.

 

Vuoi che ogni viaggio diventi un’occasione di crescita e connessione familiare?
Scopri come il progetto Genitorialità di Viaggio può trasformare le tue esperienze in momenti
di cura e scoperta condivisa.

spiaggia di Maghera Beach con le grotte naturali scavate nella roccia, lungo la costa irlandese tra mare aperto e scogliere.
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