INCONTRI
· Rémy Fayziddin. Un progetto per il futuro di Saint-Vorû ·
ITA - FRA
Ogni viaggio è fatto di strade, frontiere, lingue, culture, silenzi.
Ma se ripenso ai viaggi che mi hanno cambiato davvero, non vedo quasi nulla di tutto questo. Vedo persone.
Incontro persone. E viaggio per incontrare persone.
Viaggio per ascoltare, osservare e provare a comprendere. Per entrare nelle case delle famiglie, sedermi a una tavola, condividere un tè e lasciare che il tempo trasformi sconosciuti in persone capaci di raccontarsi. Negli anni ho conosciuto persone che hanno immaginato un futuro diverso per la propria famiglia, per il proprio villaggio, per la propria comunità. Persone che, troppo spesso, si sono poi scontrate con l'impossibilità di portare quell'idea oltre i confini del luogo in cui era nata. Di raccontarla. Di farla conoscere. Di trovare qualcuno disposto a crederci.
Mi sono chiesto spesso cosa potessi lasciare io a queste persone, dopo tutto ciò che loro avevano lasciato a me. La risposta è arrivata, viaggio dopo viaggio. Non posso costruire i loro progetti. Posso però contribuire ai loro progetti. Ascoltando, raccontando e dando loro voce.
Nasce così INCONTRI.

L'ospitalità di una famiglia tagika.
«Questa sera saremo accolti da Rémy. La sua casa tra i Monti Fan è raggiungibile soltanto a piedi.»
Ricordo ancora quelle parole. Lasciammo il villaggio di Varu alle nostre spalle e iniziammo a risalire lentamente il versante dei Monti Fan. Ogni passo ci allontanava dal villaggio e ci avvicinava a un luogo che sembrava appartenere più alla montagna che agli uomini. Era quasi il tramonto quando arrivammo. La casa della famiglia Fayziddin è isolata, circondata da alberi da frutto e affacciata sulla valle. Rémy ci accolse come si accolgono gli ospiti in Tagikistan: facendoci entrare nella sua casa, senza conoscere chi aveva davanti. Al centro della stanza era stato preparato il pasto: frutta secca, pane e dolci preparati in casa sul tradizionale tappeto su cui ci si riunisce per mangiare. Offrire il meglio di ciò che si possiede è il modo in cui, qui, si accoglie un ospite. Entrare in una casa significa entrare, almeno per una sera, nella vita di una famiglia.
Prima di sederci, Rémy ci invitò a seguirlo. Attraversammo il frutteto che circonda la casa, superammo un piccolo casolare dove foglie, noci e frutta essiccavano secondo le consuetudini di montagna e raggiungemmo un terrazzamento naturale affacciato sulla valle. I suoi figli ci seguivano correndo e davanti a noi si innalzavano le cime dei Monti Fan. Rimase qualche istante in silenzio. Poi indicò il terreno che circondava la casa.
«Trent'anni fa decisi di costruire la mia casa lontano dal villaggio di Varu. Iniziai a scavare per realizzare un piccolo orto. Trovai frammenti di ceramica, utensili agricoli, pietre lavorate. Continuai a scavare fino a riportare alla luce le fondamenta di un'antica fortezza sogdiana rimasta sepolta per secoli.» Oggi quei resti sono ancora visibili. Camminando intorno all’abitazione si distinguono gli ambienti dell'antico insediamento e si può intuire l'organizzazione di uno spazio progettato migliaia di anni fa, quando queste montagne erano attraversate da mercanti, carovane e culture provenienti da ogni parte dell'Asia centrale. Fu in quel momento che Rémy smise di parlarmi del passato e iniziò a raccontarci ciò che aveva iniziato a costruire su quel terreno. Tornammo in casa e con il passare delle ore compresi che quel pasto era il modo in cui Rémy voleva raccontarsi, confrontarsi con visitatori occidentali. Ogni silenzio, ogni storia affidata agli ospiti parlava di un'idea di accoglienza che in queste montagne continua a essere parte della vita. Non è una tradizione costruita per il turismo, è il modo in cui in Tagikistan si costruiscono relazioni.
Fu quella sera che Rémy iniziò a raccontarmi la storia della sua famiglia. Mi parlò dei suoi antenati, di Abduh Samad e del ritorno della sua famiglia a Varu, dopo secoli di abbandono.




Le origini di un progetto.
«Mio nonno aveva studiato a Bukhara. Dopo gli studi aveva iniziato a lavorare nell’amministrazione della giustizia e, con il tempo, era arrivato a ricoprire un ruolo importante tra le regioni di Bukhara e Samarcanda. Ma il suo legame con le montagne era qualcosa di profondo. Aveva una grande passione per la caccia e possedeva un libro genealogico della nostra famiglia, attraverso il quale sapeva che i suoi antenati Sogdi avevano vissuto a Saint-Vorû e nelle valli vicine. Avevano lasciato queste terre molti secoli prima, durante l’espansione araba, ma per mio nonno quel legame non si era mai interrotto. Per questo tornava spesso a Saint-Vorû. Veniva a cacciare, a riposarsi e a ritrovare un luogo che considerava sacro, la terra dei suoi antenati.» Rémy si fermò. Parlava in francese a mia moglie e il tempo necessario perché le sue parole arrivassero a me in italiano concedeva qualche istante per immaginare quel che si ascoltava. «Poi, dopo un problema legato al suo incarico, decise di lasciare Bukhara e Samarcanda e di stabilirsi definitivamente qui, a Saint-Vorû, diventando la prima famiglia a tornare nel villaggio degli antenati. Il suo obiettivo era far rinascere questo luogo. E quella rinascita, iniziata con lui, continua ancora oggi.»
Sopra di noi il cielo d'agosto moltiplicava le stelle, era il momento di lasciarsi alle spalle la giornata. Ad oggi fatico ancora a spiegarmelo, ma quella sera mi rividi Rémy. Prima di andare a dormire tornai ancora una volta su quel terrazzamento. Davanti a me c'erano soltanto alberi, pietre e il profilo delle montagne. Rémy vedeva già qualcosa che ancora non esisteva. Forse fu proprio allora che iniziai a vedere anch'io quel progetto. Fu tornando da quella casa, lungo il sentiero verso Varu, che iniziai a chiedermi se il viaggio potesse restituire qualcosa anche a chi, con tanta generosità, aveva deciso di condividerlo con me. Passarono i mesi, gli scrissi per avere notizie di lui ed eccoci a condividere quel che state leggendo. Il testo è stato sviluppato a partire dalla storia dell’incontro e dai documenti condivisi da Rémy, il promotore del progetto. Solo successivamente è stato integrato e verificato insieme a lui, affinché oggi possa rappresentare nel modo più fedele possibile la sua visione, la sua comunità e gli obiettivi che intende raggiungere.





Je m’appelle Fayziddin Rémy.
Per capire perché Rémy abbia deciso di intraprendere questo progetto, bisogna conoscere il legame che lo unisce a questa terra. «Sono nato a Saint-Vorû e sono cresciuto qui. La mia famiglia vive in questo villaggio da secoli. Sono molto legato a questa terra, alla sua storia e sono l'erede delle terre della mia famiglia.» Saint-Vorû, spesso abbreviato in Voru, non è soltanto il villaggio dove è nato. È il luogo dove si intrecciano la sua famiglia, la sua storia e il lavoro che ha scelto di fare.
Da bambino Rémy ha iniziato a studiare il francese proprio nel villaggio. Poi è partito per Dushanbe, dove ha frequentato l'università. Quando è tornato, ha iniziato a lavorare come guida e organizzatore di trekking nei Monti Fan, le montagne nel cuore delle quali si trova Saint-Vorû. «Il mio obiettivo è far conoscere i Monti Fan e il mio villaggio storico, immergendo i viaggiatori in questo patrimonio culturale ancora poco conosciuto.» È forse per questo che, quando lo abbiamo incontrato, non ci ha mostrato soltanto la sua casa. Ci ha mostrato il terreno, gli scavi, i resti della fortezza, quello che immaginava sarebbe potuto nascere tra quelle montagne.
La storia di Saint-Vorû.
Lo capisco meglio qualche giorno dopo il nostro incontro, quando una viaggiatrice francese, dopo alcuni giorni di trekking tra i Monti Fan, gli chiede di raccontare davanti alla telecamera ciò che sta costruendo. Rémy accetta. È insieme a lei, davanti alla sua casa e al terreno dove il progetto sta lentamente prendendo forma, che comincia a mostrare quello che ancora manca e quello che, un giorno, vorrebbe vedere finito.«Sono contento di ricevere i viaggiatori a casa mia e di mostrare loro i miei progetti. I lavori procedono lentamente. Abbiamo appena ricostruito questa parte del muro. Dovrà continuare lungo tutta la struttura dell'auberge» Rémy cammina sul terreno e indica i lavori e mostra il piano terra. Due grandi camere sono già riconoscibili. Le porte e le finestre sono quasi installate. Intorno, però, c'è ancora molto da fare. «Per poter accogliere i gruppi qui abbiamo bisogno di altri lavori. I miei fratelli stanno lavorando perché non ho i mezzi per assumere degli operai.» L'auberge dovrà sorgere sopra quella parte già costruita, con due piani fino al sottotetto. Rémy parla del progetto come se fosse già davanti a lui. Poi gli chiedono da quanto tempo ci sta lavorando. «Da circa sette anni.» Sette anni. Lo dice senza aggiungere altro. Poi riprende a parlare dei lavori che devono ancora essere fatti e dei mezzi che servirebbero per continuarli. È la stessa impressione che avevo avuto quella sera sul terrazzamento: Rémy vedeva già il progetto che voleva costruire. Per lui non era un'idea. Era qualcosa che aveva già iniziato a costruire.
Un progetto di vita: l’Auberge des Genévriers.
Quando Rémy comincia a parlarmi dell'auberge, mi riporta sul terreno. «Oggi il villaggio di Voru non dispone di strutture per accogliere i viaggiatori.» Lo sa perché da anni accompagna i viaggiatori attraverso i Monti Fan. Conosce quei sentieri, conosce le montagne e conosce anche ciò che accade quando un gruppo arriva a Voru: il villaggio può essere attraversato, raccontato, ma non può ancora offrire un luogo in cui fermarsi. Cammina tra le parti già costruite, indica un muro, poi la struttura che dovrà continuare a crescere. Ci mostra dove saranno le camere, dove immagina gli spazi comuni, dove un giorno i viaggiatori potranno rilassarsi ai piedi dei Monti Fan. È così che comincio a capire che cosa vuole costruire. La parte attualmente in costruzione è il piano inferiore della struttura. Sopra questa prima parte dovrà svilupparsi l'auberge: un edificio costruito secondo la tradizione delle case di montagna persiano-tagike, con pietra e legno, affacciato sulla valle. Otto camere, una sala comune, una cucina, una terrazza affacciata sulla valle. Un luogo dove mangiare, incontrarsi e, soprattutto, entrare nella vita di questo villaggio.
«Ora è arrivato il momento per me, Rémy, di contribuire al futuro di Saint-Vorû, della sua cultura, della sua storia e della sua comunità. Oggi alcune famiglie cominciano a lasciare il villaggio. Alcune abbandonano persino le proprie case e i propri giardini per cercare altrove condizioni di vita più semplici. E quando le persone se ne vanno, non rischia di scomparire soltanto la vita quotidiana di Saint-Vorû. Rischia di scomparire anche ciò che quella vita ha custodito per generazioni: il patrimonio culturale del villaggio e, un giorno, persino il suo nome. La valle potrebbe anche essere destinata, in futuro, ad altre strutture per il turismo o per altri scopi. Ma se questo dovesse accadere senza che gli abitanti di Saint-Vorû possano continuare a riconoscersi nel luogo in cui sono nati, rischieremmo di perdere qualcosa che non può essere ricostruito. Per questo non penso a un progetto soltanto per me e per la mia famiglia. Penso a un primo passo per dare nuove possibilità al villaggio. Qui abbiamo le montagne, l’acqua, i giardini e una storia che appartiene a queste terre. Possiamo creare nuove opportunità e fare in modo che le famiglie possano continuare a vivere e costruire il proprio futuro a Saint-Vorû. L’Auberge des Genévriers nasce da questo desiderio: non soltanto accogliere chi arriva da lontano, ma contribuire a dare un futuro a chi vive qui.»
La frase che mi aveva detto qualche giorno prima, seduti nella sua casa, torna adesso davanti a quel terreno. Per Rémy, accogliere un viaggiatore significa molto più che accompagnarlo lungo i sentieri. Significa metterlo in relazione con il luogo e con le persone che lo abitano. Mangiare ciò che viene prodotto nelle case di Voru. Conoscere chi lavora il legno, il metallo, i tessuti. Camminare sui sentieri accompagnati da chi quelle montagne le conosce da sempre. Fermarsi abbastanza a lungo da non vedere soltanto il paesaggio, ma anche le persone che lo abitano.
È anche per questo che pensa a un luogo semplice, familiare, costruito con materiali del territorio e legato alla vita del villaggio.
Poi torna a parlare dei lavori. «Il progetto avanza molto lentamente per mancanza di mezzi finanziari.» Lo dice senza lamentarsi. Lo aveva già detto nel video girato qualche giorno prima, mentre mostrava alla viaggiatrice francese il muro appena ricostruito e i lavori fatti insieme ai fratelli. Da sette anni Rémy continua così. Quel terreno non è soltanto il luogo dove Rémy vuole costruire un'auberge. È la terra della sua famiglia, quella in cui ha trovato le tracce della fortezza e dalla quale, quella sera, mi aveva raccontato la storia di Varu. L'auberge nasce da tutto questo: da una storia familiare e dal desiderio di Rémy di condividerla con i viaggiatori che arrivano fin qui.
UN PROGETTO,
QUATTRO DIMENSIONI
Quel che l’Auberge può portare a Voru.
INCONTRO
Un altro modo di viaggiare
L’obiettivo non è soltanto portare più viaggiatori a Voru, ma permettere loro di conoscere un territorio attraverso le persone che lo abitano e le storie che ancora oggi lo attraversano. I Monti Fan, le famiglie, gli artigiani e la memoria del villaggio diventeranno così parte di un’esperienza capace di andare oltre il semplice soggiorno, creando un incontro tra chi arriva e chi questo luogo lo vive.
TERRITORIO
Un'economia circolare
Frutta, verdura, carne, latticini e miele saranno acquistati direttamente dalle famiglie del villaggio. Il lavoro degli artigiani locali, dalla lavorazione del ferro ai tappeti e ai gioielli, troverà spazio all’interno dell’Auberge, valorizzando così i saperi del villaggio e creando un legame diretto con l’economia locale.



ACCOGLIENZA
Un luogo dove arrivare
Questo progetto nasce dalla volontà di offrire ai viaggiatori un luogo in cui fermarsi a Voru e conoscere il villaggio attraverso chi lo vive. L’Auberge des Genévriers permetterà di accogliere famiglie e gruppi nel cuore dei Monti Fan, trasformando il soggiorno in un’occasione per entrare in relazione con la comunità e con la storia
di questo territorio.
LAVORO
Opportunità per il villaggio
L’Auberge des Genévriers potrà creare nuove opportunità per le persone di Voru. Cuochi, mulattieri, portatori e assistenti alle guide potranno essere coinvolti nell’organizzazione dei trekking e nella gestione dell’ospitalità, facendo crescere il progetto insieme
alla comunità.

Rémy da sette anni costruisce l’Auberge des Genévriers con le proprie forze.
Ora servono nuove risorse per poter continuare i lavori e render questo progetto parte del futuro di Voru e della sua famiglia.
BONIFICO DIRETTO
Puoi contribuire direttamente al progetto
tramite bonifico bancario.
IBAN: 20218840700042464001
CROWDFUNDING
Puoi sostenere la campagna online e partecipare
alla raccolta fondi.
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