OMAN
· Cultura millenaria lungo la Via dell'Incenso ·
IL NOSTRO ITINERARIO IN OMAN
DAY1 - Muscat | Mercato del Pesce | Souq di Mutrah
DAY2 - Isole Dimanyat
DAY3 - Isole Dimanyat | Dolina di Bimmah
DAY4 - Wadi Shab | Cantieri Navali di Sur | Sunset Horse Riding
DAY5 - Dolphins Tour | Wahiba Sands
DAY6 - Wahiba Sands | Nizwa
DAY7 - Mercato delle capre di Nizwa | Souq e Forte di Nizwa | Tanuf | Misfat Al Abriyeen
DAY8 - Wadi Ghoul | W6 - Balcony Walk Hike | Jebel Shams | Al-Hamra & Museo Bait Al Safah
DAY9 - Castello Jabreen | Al Bilaad Historical Village | Birkat Al Mawz
DAY10 - Grande Moschea del Sultano Qaboos
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L’Oman è un Paese dalle atmosfere orientali inconfondibili: profumo di incenso e noce moscata, antichi navigatori, imam e sultani, deserti e mari attraversati da secoli di rotte. Proiettato da secoli al commercio con l’India, e dalle Molucche fino a Zanzibar, ha conosciuto un tempo di splendore, arrivando a competere con i moderni stati coloniali inglesi e olandesi, prima di ritirarsi in un lungo isolamento che ne ha custodito intatta la cultura.
In Oman si incontra un mondo arabo autentico, lontano dalle distorsioni della ricchezza esagerata. Le città, con i loro edifici bassi e le tonalità calde della sabbia, conservano un fascino tradizionale, e i valori beduini continuano a segnare l’accoglienza omanita.
La varietà dei paesaggi, dalle montagne ai deserti fino al mare, fa di questo paese una meta ideale per chi cerca il volto nuovo dell’Arabia e vuole ancora sentirne l'antico respiro...
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Oman: l'eremita del Medioriente.
Mascate è una delle città più antiche del Medio Oriente. Da queste terre partivano tonnellate di franchincenso, dirette verso la Grecia, Roma e l’intero Mediterraneo. Il centro di questo commercio era un luogo chiamato Khur Ruri, che i greci ribattezzarono “Muscat”. Oggi Muscat è forse la città del Golfo dove tradizione e modernità convivono con maggiore armonia.
Il quartiere di Mutrah è il posto migliore per coglierne l’essenza. Il suq, coperto da un moderno tetto in legno, conserva la vitalità disordinata dei mercati arabi, con profumi di spezie e stoffe intrecciate tra le voci dei venditori. In pochi metri, però, Muscat mostra anche la sua parte più riservata: vicino al suq sorge il quartiere sciita di Al-Lawataya, ancora oggi non accessibile ai visitatori. Un cartello, posto sotto l’arco d’ingresso, invita educatamente a non oltrepassare: un richiamo alla particolarità dell’Oman, dove la maggioranza della popolazione segue l’Islam ibadita, una corrente che nel tempo ha saputo unire tradizione e apertura culturale.
Un altro tratto distintivo della città è la corniche di Mutrah, una passeggiata che si affaccia da un lato sul Mar Arabico e dall’altro sugli edifici color sabbia, i forti portoghesi e le moschee dai sottili minareti. Camminando lungo la costa si notano le architetture coloniali del Settecento, case costruite per i mercanti dell’epoca portoghese, riconoscibili dai balconi di legno che guardano il mare. Dietro queste abitazioni si trova Liwatiyah, quartiere fondato nel XVI secolo da artigiani sciiti ismailiti, le cui botteghe raccontano ancora l’intreccio di culture che ha sempre attraversato la città.
I mercati del pesce e della verdura sono un’esperienza viva e autentica. Se si arriva all’alba, si vedono i pescatori rientrare con il carico ancora bagnato di mare. I banchi, più di un centinaio, traboccano di tonni, orate e calamari appena pescati, mentre i profumi del mercato si mescolano al saluto gentile della gente del posto, sempre pronta ad accogliere chi arriva da lontano. Ogni città araba ha un mercato che racconta la propria storia, e per Mascate è il Souq di Mutrah. Costruito due secoli fa con foglie di palma e fango, era noto come Al Dhalam - “il buio” - perchè le corsie strette non lasciavano passare la luce del sole, tanto che le persone avanzavano tra i vicoli con piccole lampade tra le mani. Oggi il suq è stato ristrutturato, ma conserva quell’atmosfera sospesa tra passato e presente: un luogo perfetto per scoprire la vita quotidiana omanita e i prodotti tradizionali del paese. Tra i banchi si trovano antichi mandoo (le casse nuziali intarsiate), moschetti delle guerre del Dhofar, pugnali khanjar, abiti tradizionali e grandi piatti da portata per lo shuwa, l’agnello cotto lentamente sotto terra durante le feste.
L’incenso rimane il simbolo più profondo dell’Oman. Da migliaia di anni fa parte della sua cultura e della sua economia, grazie alla posizione del paese lungo la Via dell’Incenso che collegava l’Arabia al Mediterraneo. Un tempo era considerato moneta di scambio e dono degno di re e divinità. La resina dell’albero Boswellia, da cui nasce l’incenso, viene raccolta ancora oggi con gesti antichi: si incide la corteccia, la linfa lattiginosa si solidifica al sole e dopo settimane viene raccolta a mano, in piccoli frammenti profumati.
Quando si arriva in Oman, il primo saluto è il suo profumo: una scia di incenso che riempie l’aria e racconta, meglio di qualunque parola, l’anima profonda di questo paese.



Il Mare di Stelle delle Isole Daymaniyat.
«Siamo nella riserva naturale delle Isole Daymaniyat, un piccolo arcipelago di nove isole che custodisce uno dei tratti più belli del mare d’Oman. Trascorreremo la notte in tenda, su una spiaggia di sabbia bianca, per vivere fino in fondo la natura di questo luogo: un’esperienza che ogni famiglia in viaggio dovrebbe provare almeno una volta nella vita.»
Le isole, dichiarate riserva protetta nel 1984, si estendono per poco più di cento ettari. Brulle e aride, terminano in tratti di costa che sembrano dipinti: l’acqua si trasforma con la luce, dal verde chiaro del giorno al riflesso ramato del tramonto. Intorno, una barriera corallina vastissima ospita oltre 900 specie di pesci e 85 di coralli. A nord, il fondale roccioso scende fino a trenta metri, mentre a sud il reef si ferma a quindici, perfetto per chi vuole fare snorkeling con i bambini e scoprire da vicino la vita del mare. La temperatura dell’acqua varia tra i 23 e i 30 gradi e, a seconda dei giorni, la visibilità cambia con il fenomeno dell’upwelling, quando correnti profonde portano nutrienti in superficie. L’acqua assume allora una tonalità verde e lattiginosa, affascinante nella sua imperfezione: una luce insolita che i fotografi amano per le sue sfumature rare.
Sotto la superficie, le Daymaniyat rivelano un mondo che si muove libero e silenzioso. Coralli duri, gorgonie, mante, aquile di mare, delfini e persino squali leopardo si spostano tra scogli e sabbia. Le tartarughe embricate, con il carapace ambrato a forma di cuore, arrivano qui ogni anno per deporre le uova: per proteggerle, le isole restano chiuse al pubblico per tre mesi, durante la stagione della riproduzione. È il tempo in cui la natura riprende il suo ritmo.
Poi arriva la notte. Il vento si placa e la spiaggia si accende di una luce inattesa: la bioluminescenza trasforma la riva in una distesa stellata, dove ogni passo lascia una scia luminosa. Non accade sempre, ma quando succede - soprattutto nelle notti d’estate - il mare sembra respirare insieme al cielo. Le tende si illuminano appena, e i bambini, seduti nella sabbia, guardano stupiti le orme che si accendono sotto i piedi. È un momento che unisce meraviglia e silenzio, una lezione che resta nella memoria delle famiglie in viaggio: imparare a fermarsi, ad ascoltare e a condividere il tempo nella natura.
Le Daymaniyat sono considerate il punto di partenza ideale per le immersioni nel Golfo d’Oman. I subacquei trovano fondali spettacolari a bassa profondità, con distese di corallo a sette o otto metri, tane di murene e banchi di triglie che si muovono come un unico corpo. Di notte, l’acqua si anima di nuove forme: granchi, seppie, pesci leopardo, giochi di luce che sembrano provenire da un’altra dimensione. Visitare le Daymaniyat significa entrare in un ecosistema tanto fragile quanto prezioso. Serve un permesso del Ministero dell’Ambiente, i gruppi non possono superare le dodici persone e la permanenza è limitata a cinque giorni. Regole semplici che garantiscono la conservazione di un luogo dove il turismo resta sostenibile e l’esperienza autentica.
«L’Oman s’insinua nell’immaginario con tutte le sue valenze evocative di fascinazione e rapimento. Imperscrutabile e inatteso, questo luogo del mondo elusivo ed evanescente ti avvolge nel silenzio, t’irretisce senza che tu ne abbia coscienza fino a quando non l’hai perso. È solo allora che ne senti la mancanza, una mancanza che ha a che fare con il desiderio, con la voglia insopprimibile di rivederlo, di riviverlo...»




Come spiegare la multiculturalità ai bambini?
La multiculturalità è il punto di partenza per aprirsi alla più nobile dimensione dell’interculturalità, in cui si realizza uno scambio attivo di conoscenze tra differenti realtà. È il principio da cui partire per formare un’identità costruttiva nei bambini, tramite il confronto con l’alterità e una rete viva di incontri che promuova l’integrazione tra le diversità, anziché un semplice accostamento di differenze. Per spiegarla ai bambini, occorre adottare uno sguardo d’insieme, superando la trappola di una concezione di società multiculturale a compartimenti stagni, in cui vi è sì convivenza, ma anche dis-integrazione e frammentazione delle diversità in tanti piccoli gruppi che difficilmente troverebbero un punto di contatto. Viaggiare è sicuramente uno dei mezzi più efficaci per gettare le basi di una concreta evoluzione sociale verso un orizzonte interculturale.
Riprendendo il nostro itinerario, lasciamo la costa e ci addentriamo verso l’interno dell’Oman. Dopo una breve traversata in barca, inizia il cammino verso la piscina principale di Wadi Shab (وادي شاب). Il primo tratto è una passeggiata semplice su sabbia e ciottoli, ma più si avanza, più il percorso si trasforma in un vero trekking tra rocce e pozze d’acqua. Il canyon si restringe, il sentiero corre lungo la parete e in alcuni punti occorre guadare il corso d’acqua, saltando tra i massi o immergendosi fino alle ginocchia. Superato questo tratto, il sentiero si addolcisce di nuovo: i massi lasciano posto ai ciottoli e il fiume a un falaj, il tipico sistema d’irrigazione omanita. Seguendo per qualche decina di metri il bordo del canale, si raggiunge una serie di piccole cascate e, infine, la prima piscina naturale del Wadi Shab (circa 45 minuti a piedi).
Da qui si può scegliere se fermarsi o proseguire. Chi resta trova un angolo tranquillo dove sostare, tra l’ombra delle pareti e il suono dell’acqua, mentre chi continua entra nella parte più intima del canyon. La grotta di Wadi Shab si raggiunge dopo circa mezz’ora, immergendosi attraverso una stretta fessura tra le rocce . All’interno, l’acqua si illumina di riflessi chiari e una cascata cade costante, nascosta alla vista finché a nuoto non si attraversa la fessura della montagna. Il trekking al Wadi Shab è un’esperienza che unisce natura e avventura, perfetta per le famiglie in viaggio: un percorso accessibile, adatto ai bambini abituati a camminare, per scoprire l’Oman lasciandosi guidare dalla forma dell’acqua.





I leggendari Dhow del Marinaio Sinbad.
Quando si parla delle acque limpide che circondano la penisola arabica, è impossibile non immaginare i dhow, le imbarcazioni dalle vele bianchissime che per secoli hanno solcato il mare tra l’Africa e l’India. Snelli, eleganti, costruiti interamente in legno, i dhow raccontano ancora oggi la storia di un popolo che vive in equilibrio con il mare, seguendo i ritmi del vento e delle maree.
A Sur, cittadina affacciata sul Golfo di Oman, questa tradizione continua a respirare tra i cantieri navali più antichi della regione, dove i maestri lavorano come un tempo: legno, corde, e l’eco secca delle loro asce che risuona nell’aria salmastra. All’ingresso della baia si erge il Fatah al-Khair, un dhow imponente, restaurato con cura, simbolo della lunga eredità marinara della città. Passeggiando tra il cantiere, si resta impressionati dai gesti precisi di questi artigiani, custodi di una conoscenza tramandata di padre in figlio. «La nostra famiglia costruisce dhow da centinaia di anni», racconta Jumaa bin Hassoun, uno degli ultimi oustaz, i maestri costruttori del luogo. Alle parole degli artigiani si affiancano quelle dei capitani, come quella di Nasser al Alawi, che ricorda i tempi dei grandi viaggi: «A volte ci volevano due mesi per raggiungere l’isola di Zanzibar con i dhow. Per arrivarci andavamo da Sur a Salalah (a sud dell'Oman), navigavamo quindi nello Yemen, attraversavamo il Mar Rosso e costeggiavamo tutta la costa africana fino a Zanzibar. Era un viaggio lungo e difficile ma ci divertivamo veramente tanto!».
In quei racconti rivive lo spirito del marinaio Sinbad e, per chi viaggia con i propri figli, l’occasione di mostrare come il mare possa ancora essere un maestro di libertà e avventura.
Raʾs al-Ḥadd, la punta orientale
della penisola arabica.
Acque turchesi che si aprono all’orizzonte, solcate dalle vele triangolari dei dhow su cui, secondo la leggenda, Sinbad il marinaio partiva per i suoi viaggi. Chilometri di spiagge dorate dove le uniche impronte sono quelle delle tartarughe, tracce di porti antichi che raccontano ancora il passaggio della regina di Saba. E poi dune pettinate dal vento e, ovunque, il profumo dell’incenso. Benvenuti a Raʾs al-Ḥadd, dove il deserto incontra l’oceano e la vita respira al ritmo delle maree.
La pesca in Oman è una finestra sull’anima di questo Paese, un modo per coglierne le affinità e le differenze. All’alba, gli omaniti stendono reti immense, così grandi che per ritirarle servono decine di fuoristrada e intere ore di lavoro. Migliaia di gabbiani volteggiano sopra le onde, mentre centinaia di uomini si contendono il pescato in una corsa silenziosa contro il tempo. Il pesce viene caricato a pala sui cassoni dei pickup diretti al mercato. I lavoratori, bruciati dal sole, mostrano sulla pelle il segno del mare, mentre gli armatori, sempre al lavoro, si coprono interamente per preservare un colore più chiaro della carnagione. È un mondo che vive ancora del ritmo del mare. E per capirlo, prima di leggerlo, basta un incontro: lo sguardo dei pescatori, occhi nocciola che portano nel silenzio del mare.
A Raʾs al-Ḥadd le acque del Golfo dell’Oman si uniscono a quelle del Mare Arabico, creando un ecosistema unico. A circa venti minuti di navigazione, tra correnti tiepide e sabbie dorate, si trova il relitto di una nave di 84 metri, oggi trasformato in un immenso giardino sommerso. Durante lo snorkeling, tra coralli acropore, alcionari e corallo cuoio, si incontrano pesci pappagallo, trigoni, tartarughe e branchi di delfini che danzano nel blu. Le acque omanite ospitano undici specie diverse di delfini. Agili, eleganti, si lanciano fuori dall’acqua con salti che arrivano a sette metri, seguendo spesso le imbarcazioni per miglia. Dormono con metà cervello sveglio, navigano per giorni senza mai fermarsi, e comunicano con un linguaggio fatto di oltre duecento suoni diversi. Ogni delfino possiede un fischio unico, come un nome, che gli permette di riconoscersi tra migliaia di voci.
Non serve altro: solo il mare, i delfini e la sensazione di condividere qualcosa che non ha bisogno di spiegazioni.
Deserto & Immensità: Wahiba Sands.
Le Wahiba Sands, note oggi come “Sabbie Orientali”, sono una distesa che abbraccia il sud-est dell’Oman e porta il nome della tribù Banū Wahība. Un mare di dune lungo quasi duecento chilometri, nato dall’azione dei monsoni e dello shamal, un vento asciutto che modella la sabbia da migliaia di anni. Nel 1986 una spedizione della Royal Geographical Society rivelò una ricchezza inattesa: oltre 16.000 invertebrati, duecento specie selvatiche e una biodiversità sorprendente per un luogo che appare nudo e infinito. La parte settentrionale del deserto custodisce dune alte fino a cento metri nate dopo l’ultima glaciazione: montagne effimere, plasmate dal ritmo dei venti e dall'inesorabile scorrere del tempo. Nelle oasi vivono ancora oggi tribù beduine che seguono i cicli del raccolto dei datteri, riunendosi durante l’estate all’oasi di al-Nuyawa. Sono gli Āl Wahība, insieme alle tribù beduine degli al-Amr, al-Bu-Isa, Hikman, Hishm e Janaba, a conservare la memoria di questo luogo che non smette di affascinare chi lo attraversa.
«Le ultime luci di un tramonto infuocato dipingono l’accampamento. Seduto sulla sabbia, ormai fresca, osservo la magica atmosfera dell’avamposto umano ai margini dell’immensità delle dune. Intorno solo silenzio, silenzio per far riposare l’anima e per comprendere quanto profondo esso sia."Chi non conosce il silenzio del deserto, non conosce il silenzio" recita un proverbio beduino. E io sono lì, seduto su quella duna di sabbia nell’immenso Wahiba Sands che si estende, nel cuore del Sultanato omanita, per poco meno di 200 km, dal villaggio di Bidiyah sino al mare."Mi è sempre piaciuto il deserto" scriveva Antoine de Saint-Exupéry, "non si vede e si sente nulla, tuttavia qualcosa risplende nel silenzio". Un silenzio che ti insegna a prendere tempo, a vedere più a fondo, a capire quanto il viaggio sappia diventare cura condivisa.»
L’Oman possiede tre deserti, ciascuno con una propria conformazione geografica e caratteristiche ambientali. Il primo è il cuore del Paese: le vaste Sharqiyah Sands, conosciute come Wahiba Sands. Le dune di questo deserto cambiano colore con la luce, ed è sorprendente vedere come nello stesso punto la sabbia assuma sfumature più o meno ocra o più o meno rosse a seconda dell’ora e della stagione.
Il secondo è un deserto quasi segreto, difficile da raggiungere e poco conosciuto: il Jiddat al-Harasis. Una distesa antica di roccia che custodisce una delle maggiori concentrazioni di meteoriti al mondo. Infine c’è il terzo grande deserto dell’Oman, il Rub’ al-Khali, il cui nome arabo significa “Quarto Vuoto”, che in termini di estensione è uno dei più vasti sistemi dunari al mondo. Il “Quarto Vuoto”, raccontano gli arabi, nacque quando Allah divise il mondo in quattro parti: cielo, terra, mare e una porzione rimasta vuota, il Rub’ al-Khali. È tra queste sabbie che si nasconderebbe l’antica Ubar, la città favolosa dalle colonne d’oro, inghiottita da una tempesta per l’empietà dei suoi abitanti. Nel 1992, grazie alle immagini satellitari, gli archeologi hanno individuato nel Dhofar una rete di piste carovaniere e hanno portato alla luce, a Shisr, una fortezza ottagonale con otto torri e un pozzo centrale. Reperti che coprono millenni e che ancora oggi alimentano la domanda: si tratta della mitica Ubar, l’“Atlantide delle sabbie” evocata da Lawrence d’Arabia, oppure di un grande caravanserraglio sulla via dell’incenso?
I cammelli e la cultura del deserto.
Da generazioni i cammelli accompagnano la vita delle tribù nomadi: trasporto, latte, carne, pelli. In Oman hanno avuto un ruolo essenziale nella società e nell’economia. Il cammello arabo è il più diffuso, ma esistono due razze rare, il cammello bianco e il cammello nero, apprezzate per caratteristiche morfologiche e comportamentali distintive. In particolare, i cammelli neri sono tradizionalmente associati a valore economico e status, creature maestose che incarnano lo spirito del deserto e l’orgoglio delle famiglie che li allevano.
Nel deserto abbiamo dormito in uno degli ultimi avamposti ai margini del settore centrale. Visitare le Wahiba Sands permette di immergersi in una natura affascinante, approfondire le abitudini dei beduini, vedere l’alba, il tramonto e il cielo stellato sopra le dune: momenti che, se condivisi, diventano parte di una storia di viaggio familiare. Il deserto è facilmente raggiungibile a bordo di una 4×4 lungo percorsi e sentieri, ma è importante affidarsi a guide locali competenti per vivere un’esperienza sicura e autentica.
«…Mi arrampicai in cima alla duna e mi stesi pacificamente al sole, centoventi metri al di sopra del pozzo. Il desiderio di intimità è qualcosa che i beduini non comprenderanno mai; è qualcosa verso cui proveranno sempre un’istintiva diffidenza. Mi è stato domandato dagli inglesi se mi fossi mai sentito solo nel deserto, e mi sono chiesto quanti minuti ho passato da solo negli anni in cui vi ho vissuto. Vero è che la peggiore solitudine è di essere soli in una folla. Mi sono sentito solo a scuola, e in città europee dove non conoscevo nessuno, ma non mi sono mai sentito solo tra gli arabi».
Sabbie Arabe - Wilfred Patrick Thesiger



Nizwa, antica capitale della tradizione.
«Abbiamo raggiunto la città di Nizwa, considerata la città principale in questo paese. Qui, la gente di solito mangia nelle moschee, dove ognuno porta il suo cibo nel cortile. Tutti condividono il cibo e queste persone sono cooperatori e coraggiose.» Ibn Battuta
Nizwa è una delle città più antiche dell'Oman. Un tempo era un centro di commercio, religione, istruzione e arte. Immersa in una verdeggiante distesa di palme da dattero, Nizwa è strategicamente situata al crocevia delle strade che collegano l'interno con Muscat e la parte inferiore del Dhofar, fungendo così da collegamento per gran parte del Paese. Oggi Nizwa è un luogo prospero e diversificato, con numerosi progetti agricoli, storici e ricreativi.
Contrassegnata da una grande porta d’accesso a doppio arco, la città è un punto di partenza naturale per i siti storici di Bahla e Jabrin e per le escursioni montane verso Jebel Akhdar e Jebel Shams.
Nizwa è oggi la seconda destinazione più importante dell’Oman ed è stata nominata Capitale della cultura islamica nel 2013. La città è nota per la coltivazione dei datteri, le cui varietà più pregiate sono il khalas e il khumaizi. L'immensa oasi di palme si estende per otto chilometri lungo il corso di due wadi. Nizwa fu capitale dell'Oman nel VI e VII secolo d.C., e conserva ancora oggi numerose moschee rinomate, testimonianza del suo ruolo storico e religioso: la Sultan Qaboos Jama (moschea del venerdì), la Moschea So'al costruita nel II secolo AH (IX secolo d.C.), la Moschea Ash-Shawathinah a Uqr e la Moschea Ash-Sharja.
Una lettera scritta a mano da Maometto nel 630 invitava gli abitanti della città montana di Nizwa alla conversione. La popolazione inviò una delegazione e, di ritorno da Medina, abbracciò l'Islam. Un tutore fu quindi mandato da Maometto per insegnare ai nuovi musulmani i fondamenti della religione.
Il mercato del bestiame di Nizwa.
«È per questo che abbiamo costruito un itinerario pensato per arrivare a Nizwa nel giorno più vivo e significativo della settimana: il venerdì, quando prende forma uno dei mercati tradizionali più affascinanti del mondo arabo.»
Un’occasione rara, l’unico mercato della penisola arabica in cui anche i visitatori occidentali possono assistere alle trattative. Un’esperienza che restituisce la dimensione più autentica di un viaggio nel Sultanato.
Il mercato del bestiame è un'estensione dello storico Souq Nizwa e viene utilizzato esclusivamente dagli abitanti dei villaggi per vendere e barattare capre, pecore, mucche e, in casi ormai rari, asini. Agricoltori e pastori delle città circostanti e dei villaggi di montagna portano il loro bestiame per l’asta. Il mercato è un piccolo padiglione circolare con panchine per offerenti e spettatori: i venditori arrivano molto presto, spesso prima delle 6 del mattino, per permettere ai potenziali acquirenti di ispezionare gli animali prima dell’inizio delle offerte.
Il cartello ufficiale indica che le aste iniziano alle 6 per capre e pecore e alle 7 per le mucche. Le contrattazioni durano un paio d'ore e si concludono verso le 9–10. Durante le offerte i venditori fanno sfilare gli animali all’interno del padiglione, mentre gli acquirenti gridano il proprio prezzo. Quando il venditore accetta, accompagna l’animale al nuovo proprietario per concludere la transazione. Il mercato può diventare affollato e rumoroso: se viaggi con bambini piccoli è meglio tenerli vicini, così che non attraversino accidentalmente l’area delle capre mentre le offerte sono in corso.
Il souq di Nizwa si presenta come una piccola città nella città: suddiviso in aree tematiche, è molto più vasto e vario del souq di Muscat e conserva un carattere decisamente più autentico. È proprio qui che, per secoli, le popolazioni dei monti Hajar si incontravano con i beduini del deserto e i commercianti della costa. Un’ampia sezione è dedicata ai khanjar, il pugnale ricurvo simbolo dell’Oman, oggi indossato solo durante cerimonie ufficiali o conservato in casa come oggetto decorativo. Suggestiva anche la parte più antica del souq, con archi e passaggi in pietra. È in questa zona che si trova l’area delle spezie: cardamomo, cannella, chiodi di garofano, noce moscata, pepe, curcuma, cumino, peperoncino. Un mosaico di colori e profumi che racconta il legame millenario tra queste terre e le rotte commerciali del Golfo.
Una visita a Nizwa offre una prospettiva preziosa per chi viaggia in famiglia: un incontro diretto con tradizioni vive, spazi da esplorare e storie capaci di avvicinare bambini e adulti alla cultura dell’Oman.



E dopo Nizwa, il palmeto di Misfat al Abriyeen, il primo sole del Jebel Shams e le antiche mura di Al Bilad…
il nostro viaggio è proseguito tra oasi e secolari sistemi falaj capaci di raccontare un Oman fatto di paesaggi modellati dall’acqua.
Per ora la nostra guida si ferma qui, ma il nostro viaggio in famiglia continua.
Un viaggio capace di rafforzare i legami e diventare parte del percorso di crescita familiare.
Con la mia consulenza accompagno le famiglie nella creazione di itinerari pensati non solo per vedere il mondo, ma per attraversarlo insieme, con un’attenzione speciale ai bisogni educativi ed emotivi dei propri figli.
Vuoi che ogni viaggio diventi un’occasione di crescita e connessione familiare?
Scopri come il progetto Genitorialità di Viaggio può trasformare le tue esperienze in momenti di cura e scoperta condivisa.

