NARA & IL TROLL SPAZIALE
· Una storia della buonanotte per piccoli grandi Viaggiatori ·
C’era una volta, in un paese lontano e incantato che tutti chiamavano Norvegia, una bambina curiosa e allegra di nome Nara. Nara adorava fare lunghe passeggiate nel bosco, sempre alla ricerca degli animali che abitavano quei luoghi silenziosi e misteriosi. Un giorno, durante una splendida mattina di sole, decise di partire per una grande avventura. Si preparò un panino alla marmellata di fragole, sistemò con cura il suo zainetto e, con un grande sorriso sul viso, iniziò a camminare verso il fitto bosco.
Camminando tra gli alberi Nara si trovò davanti a una maestosa renna dalle grandi corna che la osservava con occhi gentili. Poco più avanti vide un gruppo di altissimi alci dal manto marrone e all’improvviso sbucò una volpe rossa dal pelo brillante che sfrecciò veloce come il vento. Poi comparve un ghiottone buffo e peloso, con il muso curioso e gli occhi vivaci, che sembrava voler giocare a nascondino. Infine, da dietro una grande roccia coperta di muschio, emerse un immenso orso bruno dal passo lento e maestoso che annusava l’aria come se sentisse il profumo del panino alla marmellata. Nara rimase incantata da quegli incontri meravigliosi e capì che la natura norvegese era piena di sorprese e magia…
Superata una cascata che ruggiva tra le rocce, Nara si sentiva fiera e coraggiosa. Ma proprio in quel momento…“Schplash!”.
Qualcosa di appiccicoso e molliccio le cadde sulla testa!
«Bleah! Ma che cos’è?!» esclamò disgustata. Si guardò attorno: a destra, a sinistra, dietro gli alberi, sotto i cespugli… ma non c’era nessuno! Allora alzò lo sguardo verso il cielo… e vide un immenso TROOOOL!
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Era gigantesco, alto quanto una montagna innevata, con braccia lunghissime come i fiordi. Il suo naso era grosso come una patata gigante e i suoi capelli arruffati sembravano fatti di muschio e rami secchi. Aveva occhi azzurri e profondi come i ghiacciai, un vecchio gilet rattoppato e scarpe enormi fatte con tronchi d’albero legati con corde di iuta.
Nara lo fissò e domandò: «Chi sei? E… sei stato tu a farmi cadere questa cosa in testa?» Il Troll, dispiaciuto, si grattò il nasone: «Io sono il Troll della Foresta… e oggi ho dimenticato i miei fazzoletti di muschio. Quello che hai in testa è… ehm… moccolo!». Cercando di sviare la conversazione, il Troll aggiunse: «E tu come ti chiami?»
Nara arricciò il naso e urlò fortissimo: «BLEAAAH!». Così forte che tutti gli uccellini del bosco volarono via spaventati. Poi gridò ancora più forte: «NARAAAAAA!». Il Troll, imbarazzato, si accovacciò: «Per farmi perdonare… posso esaudire un tuo desiderio?»
Nara non esitò: «Il mio più grande sogno è andare sulla LUNA!». Il troll sgranò gli occhi, sorpreso e un po’ confuso. Non aveva mai portato nessuno sulla Luna! Ma si fece coraggio, si raddrizzò con orgoglio e rispose: «Va bene! Questa sera passerò a prenderti a casa tua!»
Nara corse a casa, fece un bagno profumato con la schiuma a forma di pianeti, cenò con polpette di spinaci e una tazza di latte di soia, indossò la sua tuta spaziale argentata e si affacciò alla finestra ad aspettare.
Il Troll arrivò, grande come sempre, ma con un sorriso più largo del solito.
«Pronta, astronauta?» chiese. Nara annuì e con un balzo saltò dalla finestra direttamente sulla schiena del Troll! Il Troll chiuse gli occhi, inspirò profondamente, raccolse tutta la sua forza magica e… «Hoooooop!».
Con un salto straordinario, i due atterrarono sulla Luna!
Nara era felicissima:
correva tra i crateri,
saltava tra le stelle,
rideva come un razzo
e cantava canzoni spaziali!
La Luna sembrava un gigantesco parco giochi e lei si sentiva la bimba più fortunata dell’universo. Quando il cielo lunare si fece scuro e silenzioso - sì, perché anche sulla Luna arriva la notte! - il Troll si avvicinò con la sua voce profonda e affettuosa: «Nara… è ora di tornare a casa. Dobbiamo andare a nanna!»
Nara lo guardò ancora tutta emozionata e domandò curiosa:
«Scusami Troll… ma tu quanti anni hai?».
Il Troll, con le sue dita gigantesche, indicò il numero due e rispose:
«Anch’io sono piiiiiccolo! Ho due anni!». Nara sgranò gli occhi e rise sorpresa:
«Anche io ho due anni! Allora hai proprio ragione… dobbiamo andare a nanna!»
Saltò sulla schiena del suo nuovo amico, si tenne forte e con un altro «Hoooooop!» volarono attraverso il cielo stellato, atterrando in Norvegia, vicino alla casetta di Nara.
Prima di entrare in casa, Nara si voltò verso il Troll e gli disse: «Sei stato proprio gentile a realizzare il mio sogno. Voglio farti un regalo… aspettami qui!» Corse veloce nella sua cameretta, frugò nel cassetto più speciale e si affacciò alla finestra con un sorriso grande così.
«Tieni, è per te!». E gli mise tra le mani il suo ciuccio preferito, quello con il disegno della Luna e delle stelle. Il Troll lo prese con le sue mani enormi e brillò di felicità. «Grazie, Nara! Non ho mai avuto un ciuccio tutto mio! Certo… questo è un po’ piccino… ma lo userò questa notte per addormentarmi!».
Da quella sera, i due divennero grandi amici.
Nara poteva andare sulla Luna ogni volta che voleva, e il Troll dormiva sereno ogni notte con il suo ciuccio lunare, sognando stelle, amici e salti magici.
BUONANOTTE BAMBINI...
Tutti a nanna e sogni spaziali!
A Nara, 10.06.2025
Perché sia un futuro ricco di sogni,
non per forza tutti da realizzare.
BENVENUTA!


